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Ansia e Panico

Blog della Dott.SSA Martina Fino

Ansia e Panico - Martina Fino - Psicologo Firenze | Psicoterapeuta Firenze

Ansia e Panico

Etimologicamente la parola ansia deriva dal verbo latino “angere” che significa soffocare. In effetti le sensazioni fisiche legate all’ansia rimandano a situazioni di costrizione in cui la persona prova una serie di sensazioni spiacevoli.

Respiro che si accorcia, irrequietezza, disorientamento, paura generalizzata, difficoltà a rilassarsi e concentrarsi sono alcuni dei sintomi con cui essa si manifesta. La persona che soffre d’ansia è orientata al futuro, un futuro che viene percepito come catastrofico.

L’ansia è strettamente connessa alla paura; tuttavia a differenza della paura che ha solitamente un oggetto identificabile, l’ansia può essere definita una paura senza oggetto.

Essa è una sensazione generica di preoccupazione riguardo al futuro che può essere esistenzialmente definita come la lacuna tra l’ora e il poi. In effetti ogni volta che si abbandona la base sicura del presente e si comincia a preoccuparsi del futuro si sperimenta la sensazione dell’angoscia.

Questi stati di angoscia nella loro forma più acuta divengono “attacchi di panico”.

Come fare se l’ansia e/o il panico prendono il sopravvento sulla nostra vita?

Quando ciò accade l’ansia può considerarsi l’espressione di un disagio di vivere: come se rappresentasse la vita che non viviamo, che non abbiamo vissuto o che non vogliamo vivere.

Un importante strumento terapeutico è la focalizzazione sul presente che permette di interrompere le proiezioni catastrofiche sul futuro e a riconoscere, senza giudizio, i propri limiti.

Solo riconoscendoli è possibile trovare il modo di confrontarsi con essi, di prepararsi ad affrontarli oppure di scegliere di evitarli, se riteniamo di non avere sufficienti risorse per fronteggiarli. La terapia della Gestalt attraverso domande come: cosa fa? cosa sente? cosa vuole? cosa evita? cosa si aspetta?, aiuta la persona a distinguere consapevolmente sé dal mondo esterno, a sentire le proprie emozioni e a recuperare la dimensione della responsabilità, cioè ciò che la persona vuole o non vuole realmente fare.

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